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Glossario in materia di rifiuti

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  1. A perdere
    Imballaggio o bottiglia che si usa una sola volta, quindi senza deposito, ma che comunque può essere riciclabile.
  2. Abbattimento delle emissioni
    Processo che consente, attraverso l’uso di opportune tecnologie, di ridurre il quantitativo delle sostanze inquinanti presenti negli scarichi industriali e civili, al fine di garantire la conformità della componente ambientale (aria, acqua, suolo), in relazione alle norme vigenti.
  3. Abitante equivalente
    Carico organico biodegradabile avente una richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD 5 ) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno (D. Lgs. 152/1999).
  4. Acque reflue
    Acque che, dopo l’utilizzo domestico o industriale, tramite la rete fognaria, confluiscono agli impianti di depurazione.
  5. Agenda 21
    Piano programmatico del vertice di Rio, suddiviso in 40 capitoli, dedicati a differenti settori d'intervento (foreste, oceani, clima, deserti, aree montane, demografia, urbanizzazione, etc..) considerati bisognosi di modelli di sviluppo sostenibile e di strategie idonee alla riduzione dell'impatto ambientale. Privo di efficacia giuridica vincolante, il documento rappresenta comunque un programma d'azione ad ampio raggio, mirante a realizzare un maggiore equilibrio tra ambiente e sviluppo attraverso lo strumento della cooperazione internazionale.
  6. Ambiti Territoriali Ottimali (ATO)
    Area geografica in cui le Province, sentiti i Comuni - in applicazione degli indirizzi e delle prescrizioni del D.Lgs.22/97 (ex art. 23) - assicurano una gestione unitaria dei rifiuti urbani e predispongono piani di gestione dei rifiuti.
  7. APAT
    Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici. Nasce nel 2002 dalla fusione tra l'Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (ANPA) ed il Dipartimento per i Servizi Tecnici Nazionali. Struttura pubblica adibita allo svolgimento di attività di specifico interesse nazionale per la protezione dell'ambiente, per la tutela delle risorse idriche e della difesa del suolo. Compiti principali: supporto tecnico-scientifico alle autorità amministrative, controlli ispettivi e diffusione di informazioni sulla salute dell'ambiente, determinazione di standard di qualità ambientale, impulso alla ricerca di tecnologie eco-compatibili. L'APAT è sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed al controllo della Corte dei Conti.
  8. Area di raccolta
    Aggregazione territoriale, costituita da un insieme di comuni interni all’ATO o al bacino di recupero e smaltimento, finalizzata alla gestione il più possibile unitaria dei servizi di raccolta e trasporto rifiuti. Nell’area di raccolta possono essere presenti più strutture per il conferimento differenziato (stazioni ecologiche) ciascuna collegata ad un’area attrezzata per il trattamento e la valorizzazione dei materiali recuperabili da conferire ai rispettivi consorzi.
  9. ARPA
    Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente. Presenti in ciascun territorio regionale, le ARPA (n. tot. 21), insieme alle APPA (Agenzia provinciali per l'ambiente) e all'APAT compongono il Sistema delle Agenzie Ambientali, sistema federativo, mirante a coniugare la conoscenza diretta del territorio e dei problemi ambientali locali con le politiche nazionali di prevenzione e protezione dell'ambiente.
  1. Bio-essiccazione
    Processo il cui scopo primario è la riduzione dell’umidità del rifiuto in seguito ad una fase di biossidazione della sostanza organica in esso contenuta.
  2. Bio-stabilizzazione
    Processo il cui scopo primario è il raggiungimento della stabilità biologica del rifiuto in seguito della biossidazione della sostanza organica in esso contenuta.
  3. Biocombustibile
    Combustibile liquido, solido o gassoso che si ottiene da una biomassa (materiale biologico greggio). I combustibili più frequentemente prodotti sono biogas, generati da digestione anaerobica, ed etanolo che si produce dalla fermentazione con lieviti della melassa, del succo della canna da zucchero o dell'amido idrolizzato.
  4. Biodegradabile
    La sostanza che può essere decomposta da batteri o attraverso altre vie biologiche, implicando la non tossicità dei residui della decomposizione che non provocheranno problemi alle catene alimentari.
  5. Biogas
    Una miscela di vari tipi di gas (per la maggior parte metano) prodotto dalla naturale fermentazione batterica in anaerobiosi (assenza di ossigeno) dei residui organici provenienti da rifiuti.L'intero processo vede la decomposizione del materiale organico da parte di alcuni tipi di batteri, producendo anidride carbonica, idrogeno molecolare e metano (metanizzazione dei composti organici).
  6. Bonifica
    In senso generale, insieme dei lavori e delle opere dirette a prosciugare i terreni e a renderli efficienti ai fini della produzione e dell'insediamento umano.
  7. Borsa dei rifiuti
    Struttura finalizzata allo scambio della parte riciclabile dei rifiuti, mediante il meccanismo dell'incontro fra domanda e offerta degli operatori del settore produttivo e quelli del settore dei rifiuti. Vantaggi: riduzione del volume degli scarti e del costo della loro eliminazione e utilizzazione razionale delle risorse non rinnovabili.
  1. Campana
    Contenitore colorato (la cui forma ricorda quella di una campana) posto lungo le strade. Serve alla raccolta di rifiuti recuperabili come vetro, carta, plastica, metallo.
  2. Capping di discarica
    Materiale di varia natura impiegato per ricoprire una discarica allo scopo di impedire l'infiltrazione di acqua con conseguente formazione di percolato.
  3. Carta riciclata
    Carta ottenuta per separazione dai rifiuti solidi e che viene utilizzata come materia prima nella manufattura di prodotti cartacei. Il prodotto recuperato presenta problemi di qualità poichè esso risulta spesso inquinato e composto di fibre corte.
  4. Cassonetto
    Contenitore posto lungo le strade per raccogliere, ben chiusi in un sacco, i rifiuti domestici, oppure quelli destinati alla raccolta differenziata.
  5. Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER)
    Elenco standardizzato delle varie tipologie di rifiuti, organizzato prevalentemente sulla base del loro processo di formazione. Ogni tipologia è identifica mediante codici a 6 cifre, delle quali le prime 2 indicano la macrotipologia (CER2). Scopo: identificare univocamente i rifiuti a livello comunitario, per permettere la raccolta di dati statistici attendibili a supporto delle politiche ambientali europee e per il monitoraggio della loro corretta attuazione da parte degli Stati Membri.
  6. Catasto dei rifiuti
    Il catasto dei rifiuti è organizzato in una sezione nazionale, che ha sede in Roma presso l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) e in sezioni regionali o delle province autonome presso le corrispondenti agenzie regionali e delle province autonome per la protezione dell'ambiente (ARPA/APPA) e, ove tali agenzie non siano ancora costituite, presso la regione. L'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici organizza il catasto nazionale attraverso la costituzione e la gestione del catasto telematico basato sulla gestione delle informazioni relative ai rifiuti mediante sistemi informatico-telematici e comprensivo di una banca dati composta da:
    • una sezione anagrafica, denominata anagrafica dei soggetti e delle unità locali (AnSul), contenente tutte le informazioni relative ai soggetti coinvolti nel ciclo di gestione dei rifiuti desunte dal registro delle imprese;
    • una sezione contenente le dichiarazioni presentate dai soggetti obbligati di cui all'art.189 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
    • una sezione contenente le informazioni relative alle autorizzazioni di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
    • una sezione contenente le informazioni relative alle imprese che effettuano le operazioni di recupero dei rifiuti in procedura semplificata di cui ai decreti del Ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998 e 12 giugno 2002, n. 161, e già operative alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
    • una sezione contenente le informazioni relative alle comunicazioni di cui agli articoli 214, 215 e 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
    • una sezione contenente le informazioni relative alle iscrizioni all'albo nazionale gestori ambientali di cui all'art. 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
    • una sezione relativa alla produzione e alla gestione di specifiche tipologie di rifiuti tra cui PCB/PCT, oli, batterie al piombo esauste, imballaggi.
  7. CDR
    Acronimo per Combustibile Derivato dai Rifiuti (in inglese RDF, Refuse Derived Fuel). Combustibile alternativo ottenuto dalla componente secca (carta, plastica, fibre tessile, ecc.) dei rifiuti urbani, dopo un apposito trattamento di separazione e purificazione da altri materiali, quali vetro, metalli e inerti. Il residuo secco dei rifiuti viene triturato e trasformato in combustibile per la termovalorizzazione e la cogenerazione di energia elettrica, in appositi impianti inceneritori dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione. Il combustibile di qualità normale è detto semplicemente CDR. Il combustibile di qualità elevata classificato come CDR-Q.
  8. Ceneri
    Residuo fisso della combustione di una sostanza.
  9. Centrali elettriche a rifiuti
    Impianti industriali per la produzione di energia elettrica e per il riscaldamento attraverso l'uso di combustibile derivato da rifiuti.
  10. Centro raccolta rifiuti
    Centro di stoccaggio di rifiuti, chiuso e custodito, per lo smaltimento e/o la valorizzazione di determinate categorie di rifiuti (es. scarti organici, carta e cartone, vetro, lattine in alluminio, rottami metallici, contenitori in plastica, resto secco indifferenziato, legno, farmaci scaduti e pile scariche, batterie esauste al piombo, oli, etc..)
  11. Cernita dei rifiuti
    Separazione dei rifiuti sulla base della loro composizione: vetro, metallo, carta, ecc.
  12. CIAL
    Il Consorzio Imballaggi Alluminio si occupa della raccolta, il recupero e il riciclo degli imballaggi in alluminio provenienti dalla raccolta differenziata fatta dai comuni.E' stato istituito nel 1997 in ottemperanza al decreto legislativo 22 del 1997.
  13. Ciclo di vita di un prodotto
    Storia di un prodotto, dall'estrazione delle materie prime, alla produzione, distribuzione, consumo o uso, fino alla trasformazione in rifiuto e alla conseguente eliminazione.
  14. CNA
    Il Consorzio Nazionale Acciaio ha lo scopo di favorire, promuovere, e agevolare la raccolta ed il riciclo degli imballaggi usati in acciaio, siano essi provenienti dall'utenza domestica che industriale. Costituitosi il 18 novembre 1997, in ottemperanza del Decreto Legislativo 22 del 1997, il Consorzio riunisce fornitori ed importatori di materiale in acciaio per imballaggio, nonché fabbricanti di imballaggi e di accessori in acciaio.
  15. Co-incenerimento
    Incenerimento congiunto di rifiuti pericolosi e non.
  16. COBAT
    Il Consorzio obbligatorio per le batterie al piombo esauste e i rifiuti piombosi è stato istituito dalla legge 475 del 1988. Il Cobat assicura la raccolta il trasporto e il riciclo delle batterie al piombo esauste in impianti specifici consortile che garantiscono il recupero del piombo metallico e l' inertizzazione o l' eventuale recupero dell' acido solforico.
  17. COMIECO
    Il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica ha come finalità il riciclo e il recupero degli imballaggi di origine cellulosica. Il Comieco è nato nel 1985 e si è costituito in Consorzio nazionale nel 1997 in ottemperanza al Decreto Legislativo 22/97 La finalità principale del Consorzio è il raggiungimento - attraverso una incisiva politica di prevenzione e di sviluppo della raccolta differenziata - dell'obiettivo di riciclo dei rifiuti di imballaggi cellulosici previsto dalla normativa europea.
  18. Comitato Ecolabel-Ecoaudit
    Comitato composto da rappresentanti dei Ministeri dell`Ambiente, dell'Industria, della Sanità e del Tesoro, suddiviso in 2 Sezioni (Ecolabel ed Emas) con compiti previsti dai regolamenti comunitari. Resta in carica 3 anni e si avvale del supporto tecnico dell`APAT per lo svolgimento delle istruttorie tecniche relative alla concessione del marchio Ecolabel e all`adesione al sistema EMAS.
  19. Commercio delle emissioni
    Previsto dal Protocollo di Kyoto, l'Emission Trading (ET) stabilisce che è possibile, nella esecuzione dei propri obblighi, trasferire i propri diritti di emissione o acquistare i diritti di emissione di un altro Paese: se un Paese riesce a ridurre le proprie emissioni più della quota assegnata, può vendere la sua eccedenza ad un altro Paese che non sia in grado o potrebbe non essere in grado, di raggiungere l'obiettivo che gli spetta. Viceversa un Paese che, per ridurre una certa quota delle proprie emissioni, spenderebbe di più di quanto gli costerebbe acquistare la stessa quota da un altro Paese che è disposto a trasferirla, può acquistare tale diritto supplementare.
  20. Compattamento
    Metodo col quale i rifiuti vengono compressi mediante presse idrauliche e successivamente impaccati.
  21. Compost
    Materiale simile a terriccio soffice e bruno, ottenuto dal compostaggio della parte organica dei rifiuti urbani, utilizzabile in agricoltura e nella vivaistica come fertilizzante.
  22. Compostaggio
    Processo biologico aerobico di trasformazione delle componenti organiche dei rifiuti, finalizzato alla riduzione del volume (fino al 25-50%) e la realizzazione di un prodotto utilizzabile in agricoltura e nelle tecniche di bioingegneria. Vantaggi: assenza di emissioni nocive nell'atmosfera (tranne odori); recupero significativo, anche se parziale, dei rifiuti; positiva influenza del compost sulla struttura del suolo, etc.. Svantaggi: possibilità di danneggiare animali mediante l'assimilazione di sostanze nocive contenute nel compost; sviluppo di cattivi odori che costringe a notevoli distanze dai centri abitati; forte inquinamento dell'acqua che percola dai cumuli di rifiuti e che deve essere depurata.
  23. CONAI
    Il Consorzio Nazionale Imballaggi è il consorzio privato senza fini di lucro costituito dai produttori e utilizzatori di imballaggi con la finalità di perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei materiali di imballaggio previsti dalla legislazione europea e recepiti in Italia attraverso il Decreto Legislativo 22 del 1997 e il Dlgs. 152/06. Il Conai si occupa della raccolta, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi avvalendosi di sei Consorzi di filiera dei singoli materiali (acciaio, alluminio, carta, legno, plastica, vetro).
  24. Conferimento
    Le operazioni compiute dai produttori di rifiuti per consegnarli ai servizi di raccolta.
  25. Contaminazione
    Introduzione nell'acqua, nell'aria, nel suolo o in altri mezzi, di microrganismi, sostanze chimiche o tossiche, rifiuti, acque di rifiuto o di altri inquinanti in concentrazione tale da pregiudicare l'utilizzazione del bene stesso.
  26. COREPLA
    Il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio ed il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica è stato istituito con il Decreto Legislativo 22/97. Il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggi in plastica é stato avviato in oltre 6.900 Comuni. Al Corepla aderiscono sia i produttori di materie plastiche che le aziende trasformatrici di imballaggi in plastica.
  27. COREVE
    Il Consorzio Recupero Vetro è il Consorzio che ha per scopo il raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio in vetro. E' stato istituito nel 1997 in ottemperanza del Decreto legislativo 22 del 1997 per gestire il ritiro dei rifiuti in vetro provenienti dalla raccolta differenziata e garantire l'avvio al riciclo del vetro raccolto.
  1. Degasificazione dei rifiuti
    Rimozione della componente gassosa dai rifiuti.
  2. Deposito di rifiuti
    Attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di stoccaggio preliminare di rifiuti prima dello smaltimento e del recupero.
  3. Digestore
    Impianto che, mediante un processo di digestione in assenza di ossigeno, viene utilizzato per la trasformazione dei rifiuti urbani in biogas.
  4. Direttiva Seveso
    La direttiva europea detta "direttiva Seveso" impone agli stati membri di identificare i propri siti a rischio. La direttiva è evoluta nel corso del tempo, la versione più recente è la direttiva 96/82/CE ("Seveso 2"), in vigore dal 3 febbraio 1999, concernente il controllo dei rischi da incidente rilevante che coinvolgano sostanze pericolose.
  5. Discarica
    Luogo di deposito (costituito da ex cave di pietra, pozzi minerari in disuso o cave di ghiaia e di argilla) di rifiuti domestici e/o industriali non selezionati che non è possibile riciclare o utilizzare come combustibile nei termovalorizzatori. La normativa europea prevede tre tipologie differenti di discarica:1) per rifiuti inerti; 2) per rifiuti non pericolosi (tra le quali gli RSU, Rifiuti Solidi Urbani); 3) per rifiuti pericolosi. I rifiuti sono disposti in strati, alternati da terra o da residui di materiale da costruzione, al fine di ridurre al minimo la produzione naturale di calore derivante dalla decomposizione dei rifiuti organici. Una moderna discarica deve, pertanto, prevedere sistemi di captazione di tali gas (in particolare il metano, che può essere usato anziché disperso in atmosfera). I vecchi siti di interramento possono talvolta essere riutilizzati a scopo agricolo o a scopo edilizio.
  6. Discarica controllata
    Luogo di interramento dei rifiuti o dei materiali di scarto, compresi i rifiuti pericolosi e/o i rifiuti tossici, che vengono disposti in strati - intercalati da terra o da residui di materiali da costruzione-, al fine di minimizzare la produzione di calore (generato dalla decomposizione) e di gas tossici (quali metano e acido solfidrico). I luoghi destinati alle discariche controllate vengono individuati con particolare attenzione per evitare il pericolo che i prodotti di rifiuto vengano trasportati verso aree lontane.
  7. Discarica dismessa
    Discarica interrata, ricoperta di terriccio fertile e seminata. Tale luogo può essere destinato anche a spazi verdi, dove comunque è vietato l'esercizio di attività ricreative e purché la pendenza sia tale da consentire il rapido scorrimento delle acque superficiali. In tale area non è permessa la costruzione di edifici commerciali e industriali.
  8. Discarica pirata
    Luogo in cui i rifiuti vengono abbandonati senza particolari precauzioni.
  9. Downcicling
    Trasformazione di rifiuti in materiali di minor quantità.
  1. Ecolabel
    Marchio europeo di certificazione ambientale. Strumento ad adesione volontaria che viene concesso a quei prodotti e servizi che rispettano criteri ecologici e di prestazione stabiliti a livello europeo. L'ottenimento del marchio costituisce, pertanto, un attestato di eccellenza che viene rilasciato solo a quei prodotti/servizi che hanno un ridotto impatto ambientale.
  2. Ecomafia
    Il termine, "ecomafia" coniato da Legambiente ed entrato nel vocabolario Zingarelli, indica, quei settori della criminalità organizzata che hanno scelto il settore ambientale ed in particolare il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti, l'abusivismo edilizio e le attività di escavazione, come nuovo grande business.
  3. EMAS
    Certificazione ambientale che significa letteralmente "Sistema di Ecogestione ed Audit" (Eco-Management and Audit Scheme = EMAS). Si tratta di un sistema ad adesione volontaria per le imprese e le organizzazioni che desiderano impegnarsi a valutare e migliorare la propria efficienza ambientale.
  4. Emisisoni
    Rilascio nell'aria di materiale inquinante o di scarto in forma particolata, gassosa o solubile, da parte di una sorgente inquinante.
  5. Energia da biomasse
    Energia recuperata da rifiuti di natura organica tramite combustione. La quantità di energia recuperata dipende principalmente dal potere calorifico dei materiali organici che vengono bruciati, e secondariamente dall'efficienza dell'impianto di incenerimento. La biomassa è la quarta fonte energetica del pianeta, il principale combustibile utilizzato da tre quarti della popolazione mondiale. L'energia prodotta dalla biomassa può essere sfruttata in vari modi. Il più evidente consiste nell'utilizzare il calore prodotto dalla sua combustione -sia direttamente, sia producendo vapore per generare elettricità. La biomassa può produrre energia in un'unità di cogenerazione (produzione combinata di calore e di elettricità) ed il calore "residuo" può essere immesso in una rete di teleriscaldamento o in un processo industriale. È inoltre possibile ottenere energia dalla biomassa tramite gassificazione e la produzione di combustibili liquidi. La biomassa utilizzabile a scopo energetico comprende: gli scarti del legno (silvicoltura, segherie, edilizia/industria); il legno delle essenze a crescita rapida (salice, pioppo); i rifiuti agricoli (paglia, concimi); gli scarti delle colture saccarifere (barbabietole, canne da zucchero), cerealicole (grano, granoturco), non lignee (miscanthus) e oleaginose (colza, girasole); i rifiuti urbani solidi; i rifiuti domestici e gli effluenti industriali (in particolare del settore agroalimentare).
  6. Energia da rifiuti
    Processo di riutilizzo dei rifiuti a fini energetici in impianti di recupero energetico che li utilizzano come combustibile principale per la produzione di energia elettrica e/o termica.
  7. Esportazione di rifiuti
    Trasporto di materiale di scarto, compresi quelli derivanti dalle attività manifatturiere e industriali, in paesi o aree diverse da quelli di produzione.
  1. Fanghi
    Residuo solido della depurazione delle acque reflue. Dopo appositi trattamenti possono essere utilizzati come concime o come additivo nel processo di compostaggio.
  2. Fermentazione
    Trasformazione anaerobica di materiale biologico catalizzata da enzimi.
  3. Frazione merceologica
    Frazione omogenea dei rifiuti derivante dalla Raccolta Differenziata.
  4. Frazione Organica Stabilizzata (FOS)
    Prodotto in uscita dall'impianto di bio-stabilizzazione del sottovaglio umido, consistente in un terriccio, contenente ancora una percentuale residua di impurità, che è attualmente utilizzato per le coperture giornaliere o finali delle discariche al posto delle terre.
  5. Frazione organica umida
    Gli scarti alimentari di provenienza domestica raccolti differenziatamente (detta anche FORSU).
  1. Gas di discarica
    Miscela di gas, principalmente metano (50%) e anidride carbonica (30-40%), che si sviluppa nelle discariche per degradazione microbica di residui organici in ambienti anossici.
  2. Gestione del ciclo di vita
    Gestione ottimale dei prodotti su tutto l'arco delle attività, dalla loro progettazione, produzione e distribuzione, all'assistenza tecnica e manutenzione post-vendita, fino al ritiro dal mercato e all'eventuale trattamento del fuori-uso a fini di recupero e riciclo.
  3. Gestione integrata dei rifiuti
    Espressione introdotta dal decreto Ronchi, per indicare un programma studiato per ottimizzare i flussi di rifiuti, allo scopo di favorire il riciclaggio, il recupero e la riduzione del flusso di quelli avviati allo smaltimento. Per i rifiuti urbani la gestione integrata richiede la realizzazione di obiettivi minimi di raccolta differenziata e di riciclaggio e, allo stesso tempo, la produzione e l'utilizzo di combustibile da rifiuto. Sotto il profilo organizzativo, inoltre, è necessario che in ciascun ambito territoriale i Comuni attivino adeguate forme di cooperazione e coordinamento per razionalizzare la gestione dei rifiuti. Per quanto riguarda i rifiuti speciali, le attività di riciclaggio e recupero sono favorite con apposite semplificazioni delle procedure amministrative di autorizzazione. Infine, sono stabiliti specifici obiettivi di recupero e riciclaggio dei rifiuti da imballaggio ed è dettata una specifica disciplina per la gestione di tali rifiuti.
  4. Gestione dei rifiuti
    Espressione generale per indicare: la raccolta, il trasporto, il recupero, lo smaltimento, il controllo di tutte queste operazioni e il controllo delle discariche e degli impianti di smaltimento dopo la loro chiusura.
  1. Nessuna voce presente.
  1. Imballaggi
    Prodotti atti a contenere, proteggere e trasportare le merci ed i beni dal produttore all'utilizzatore/consumatore.
  2. Imballaggio primario
    Detto anche imballaggio per la vendita è concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, un'unità di vendita per l'utente finale o per il consumatore (secondo la definizione riportata dal Decreto Ronchi).
  3. Imballaggio secondario
    Detto anche imballaggio multiplo è concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita, indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all'utente finale o al consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di vendita. Esso può essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche (secondo la definizione riportata dal Decreto Ronchi).
  4. Imballaggio terziario
    Detto anche imballaggio per il trasporto è concepito in modo da facilitare la manipolazione ed il trasporto di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione ed i danni connessi al trasporto, esclusi i container per i trasporti stradali, ferroviari, marittimi ed aerei (secondo la definizione riportata dal Decreto Ronchi).
  5. Impatto ambientale
    Qualsiasi alterazione negativa o positiva delle condizioni ambientali esistenti, o l'insorgenza di condizioni ambientali nuove, causate o indotte da un'azione di progetto.
  6. Impianto di trattamento dei rifiuti
    Luogo nel quale il materiale di rifiuto viene trattato in modo da essere riutilizzabile o eliminato in modo sicuro.
  7. Impianto di termovalorizzazione
    Impianto costituito da un forno, da una camera di post-combustione, da una caldaia per il recupero del calore generato dalla combustione di rifiuti e da sistemi per l'abbattimento delle emissioni.
  8. Incenerimento
    Processo controllato ad alta temperatura mediante il quale rifiuti combustibili solidi, liquidi o gassosi vengono bruciati e trasformati in gas.
  9. Inceneritore
    Impianto per la combustione dei rifiuti.
  1. Nessuna voce presente.
  1. Nessuna voce presente.
  1. Legislazione ambientale
    Insieme di leggi emanate per la tutela igienico-sanitaria, la tutela dei boschi e dei terreni montani, la tutela paesaggistica, la protezione dei beni culturali architettonici, la pianificazione urbanistica, la salvaguardia degli ambienti di lavoro, la protezione degli interessi naturalistici, la protezione dagli inquinamenti.
  1. Mater-Bi
    Materiale biodegradabile, ricavato dall'amido di mais, utilizzato per fabbricare sacchetti idonei a contenere i rifiuti organici.
  2. Materiale riciclato
    Materiale di rifiuto trasformato in prodotti nuovi, anche diversi da quelli di origine.
  3. Minimizzazione dei rifiuti
    Misure o tecniche miranti a ridurre la quantità di rifiuti generati durante i processi produttivi industriali. Il termine si riferisce anche al riciclaggio e alle misure adottate per ridurre la quantità di rifiuti portati in discarica. Tale termine è sinonimo di minimizzazione dei rifiuti.
  1. Nessuna voce presente.
  1. Oli minerali
    Idrocarburi presenti in natura allo stato liquido o ricavati da sostanze minerali (asfalti, bitumi, carboni, ecc).
  2. Oli vegetali
    Oli ricavati da semi o piante per usi alimentari, medicinali o industriali.
  3. Operatore ecologico
    Persona addetta alla raccolta dei rifiuti sul suolo pubblico.
  4. Osservatorio nazionale rifiuti
    Organismo composto da 9 membri (di nomina ministeriale) e da una Segreteria tecnica, istituito presso il Ministero dell'Ambiente, dal Decreto Ronchi (D.Lgs. 5 febbraio 1997 n. 22, art.26) allo scopo di garantire l'applicazione delle disposizioni contenute nel decreto stesso.
  1. Percolato di discarica
    Liquido che si origina prevalentemente dall'infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi (ex art. 2 D. L.vo 2003 n. 36). Secondo la definizione del CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) il percolato di discariche contenente sostanze pericolose costituisce un rifiuto pericoloso.
  2. Piattaforma ecologica
    Impianto di stoccaggio e trattamento dei materiali della raccolta differenziata. Da tale piattaforma escono i materiali avviati al riciclaggio, al recupero energetico oppure, limitatamente alle frazioni di scarto, allo smaltimento finale.
  3. Post-selezione
    Processo tecnologico a valle della Raccolta Differenziata multi-materiale, finalizzato a separarne le singole frazioni omogenee.
  4. Pre-selezione
    Processo tecnologico che seleziona il rifiuto indifferenziato in due frazioni: il sopravaglio secco (avviato alla discarica) ed il sottovaglio umido (avviato agli impianti di bio-stabilizzazione.
  5. Principio dello sviluppo sostenibile
    Principio secondo il quale il sistema di sviluppo deve rispondere alle esigenze del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni. Tale tipo di sviluppo mira a migliorare le condizioni di vita delle persone, tutelando allo stesso tempo il loro ambiente a breve, a medio e soprattutto a lungo termine. Lo sviluppo sostenibile persegue un triplice obiettivo: uno sviluppo economicamente efficace, socialmente equo e rispettoso dell'ambiente.
  6. Principio di sussidiarietà
    Principio secondo cui le decisioni devono essere adottate il più vicino possibile alle esigenze del cittadino. L'Autorità centrale deve avere una funzione sussidiaria, occupandosi solo dei problemi che non possono essere affrontati con efficacia a livello locale.
  7. Principio "chi inquina paga"
    incluso fra i 27 principi della Dichiarazione finale di Rio de Janeiro del 1992, si basa sull'idea che i costi per evitare e riparare i danni all'ambiente debbano essere sostenuti dai soggetti responsabili dei danni e non posti a carico della società nel suo complesso.
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  1. Raccolta dei rifiuti
    Operazione di prelievo, cernita e raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto.
  2. Raccolta differenziata
    Raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, destinate al riciclaggio/recupero di materia.
  3. Raccolta indifferenziata
    Raccolta dei rifiuti urbani non raggruppati per frazioni merceologiche. È comprensiva dei rifiuti provenienti dalla pulizia delle strade e dei rifiuti cimiteriali.
  4. Raccolta mono-materiale
    Raccolta Differenziata costituita da una sola componente merceologica.
  5. Raccolta multi-materiale
    Raccolta Differenziata costituita da piu' componenti merceologiche (vetro/plastica/alluminio, carta/plastica/metalli ecc.) e per la quale è necessario il processo di post-selezione per la loro separazione.
  6. Reato ambientale
    Violazione di un obbligo di importanza essenziale per la salvaguardia e la preservazione dell'ambiente. Sotto il profilo penale, il decreto Ronchi con l'art. 53 bis, ha introdotto la fattispecie penale di "organizzazione di traffico illecito di rifiuti".
  7. Recupero
    Riutilizzo dei materiali provenienti dalla Raccolta Differenziata in nuovi cicli produttivi in sostituzione delle materie prime.
  8. Recupero di rifiuti
    Operazione di utilizzazione dei rifiuti o di loro componenti per nuove attività produttive (ad esempio, combustibile o azioni di compostaggio).
  9. Recupero energetico dai rifiuti
    Recupero del calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti negli inceneritori sotto forma di energia elettrica o termica.
  10. Repertorio del Riciclaggio (RR)
    Elenco dei materiali riciclati e dei manufatti e beni ottenuti con materiale riciclato, istituito con Decreto del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio del maggio 2004, n. 203. Secondo tale provvedimento gli enti pubblici e le società a prevalente capitale pubblico devono utilizzare, a copertura di almeno il trenta per cento del fabbisogno annuale, manufatti e beni realizzati con materiale riciclato.
  11. Riciclaggio
    Processo di trasformazione dei rifiuti in materiali riutilizzabili uguali o simili a quelli di partenza. Si distingue: a) riciclaggio naturale (in cui tutte le sostanze finite necessarie per la vita come l'acqua, l'azoto e il carbonio subiscono un riciclaggio continuo); b) riciclaggio dei prodotti manufatti obsoleti, di cui le risorse minerali preziose (come l'acciaio, il rame, la plastica o le fibre) possono essere recuperati e riutilizzati. Si tratta di un sistema intelligente di smaltimento dei rifiuti, idoneo a garantire una riduzione dei consumi energetici e dei costi delle industrie e,al contempo,un risparmio delle risorse naturali del pianeta.
  12. Rifiuti
    Prodotti di scarto solido, liquido o gassoso, derivanti da processi manufatturieri, industriali, agricoli o di altra natura.
  13. Rifiuti ingombranti
    Rifiuti urbani che per dimensioni devono essere conferiti presso le stazioni ecologiche attrezzate (mobili, materassi ecc.).
  14. Rifiuti urbani (RSU)
    Materiale di rifiuto di origine residenziale e commerciale prodotto in un'area urbana.
  15. Rifiuti speciali (RS)
    Rifiuti pericolosi o ingombranti, che necessitano di trattamenti particolari prima di poter essere eliminati.
  16. Rifiuti speciali pericolosi
    Tutti quei rifiuti generati da attività produttive contenenti al loro interno un'elevata dose di sostanze inquinanti. Nella normativa precedente rispetto a quella in vigore attualmente, tali rifiuti erano definiti come rifiuti tossico nocivi.
  17. Rifiuti urbani pericolosi (RUP)
    Tutti i rifiuti che, pur avendo un'origine civile, contengono al loro interno un'elevata dose di sostanze pericolose e che quindi devono essere gestiti diversamente dal flusso dei rifiuti urbani "normali". Tra i RUP, i principali sono i medicinali scaduti e le pile.
  18. Rifiuti vegetali
    Rifiuti composti da sostanze di natura vegetale (rami, foglie ecc.).
  19. Riuso di rifiuti
    Reimpiego di un prodotto o di un oggetto scartato nella sua forma originaria in più cicli di utilizzazione.
  1. Smaltimento
    Processo relativo alle fasi di conferimento, raccolta, spazzamento, cernita, trasporto, trattamento, nonché l'ammasso, il deposito, la discarica sul suolo e nel suolo.
  2. Sopravaglio secco
    Frazione composta dai rifiuti urbani indifferenziati che, a causa della loro dimensione, non scendono attraverso le maglie del vaglio di selezione. Questa frazione è prodotta presso gli impianti di pre-selezione ed è costituita, principalmente, da carta e plastica.
  3. Sottovaglio umido
    Frazione dei rifiuti urbani indifferenziati che oltrepassa la maglie del vaglio di selezione. Questa frazione è prodotta presso gli impianti di pre-selezione ed è costituita, principalmente, da materiale organico (verde, scarti alimentari domestici).
  4. Sovvallo
    Scarto non recuperabile originato dalle operazioni di trattamento dei rifiuti.
  5. Stazione Ecologica Attrezzata
    Area di conferimento, aperta ai cittadini in orari prefissati, atta al conferimento di particolari tipologie di rifiuti urbani (previste dal regolamento comunale) quali beni durevoli, rifiuti ingombranti ecc. L'area è normalmente presidiata dal personale addetto al controllo del corretto conferimento.
  6. Stoccaggio
    Termine per indicare sia le attività di smaltimento, consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti, sia le attività di recupero, consistenti nelle operazioni di messa in riserva di materiali.
  1. Tassa ambientale
    Contributo che colpisce sostanze e prodotti inquinanti con l'obiettivo di far gravare sugli inquinatori (imprese e consumatori) il costo dell'inquinamento derivante dalle attività di produzione e consumo. La tassa ambientale è calibrata sull'entità del danno all'ambiente, in modo tale che il prezzo del prodotto tassato rifletta non solo i costi legati alle tradizionali fasi di produzione e distribuzione, ma anche i costi ambientali.
  2. Termovalorizzazione
    Tecnica di smaltimento dei rifiuti (disciplinata dal D. Lgs. n. 22 del 1997) diretta a realizzare contemporaneamente una drastica riduzione del volume dei rifiuti da conferire in discarica e un significativo recupero energetico. Nei processi di termovalorizzazione, il materiale di alimentazione è preparato in appositi impianti in cui viene vagliato, selezionato, triturato, omogeneizzato e ridotto sotto forma di cilindretti a basso contenuto di umidità o in forma "coriandolata". In tali impianti si recupera il contenuto termico dei rifiuti escludendo la parte che si disperde attraverso i fumi, i dispositivi di raffreddamento, le pareti dell'impianto e le scorie.
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